DINAMISMI 2012

Francesco Di Bernardo
SOLIDINTELA minimalismo o strutture primarie a cura di Antonio Zimarino
Sabato 8 dicembre 2012

Le interazioni del minimo di Antonio Zimarino
L’idea di giocare dentro i livelli minimi del rapporto tra spazio e superfice è in realtà piuttosto antica. È nella logica del “bassorilievo” scultoreo medioevale e poi moderno, nella logica decorativa delle superfici delle antiche cattedrali; è nella ricerca di quel punto critico che faccia distinguere il pittorico (il disegno che rappresenta) dallo scultoreo (la forma che occupa lo spazio). Ma al di là delle “rappresentazioni”, il valore essenziale del bassorilievo rispetto alla rappresentazione pittorica lo si è sempre individuato nell’elemento esterno della luce che le forme rilevano e generano: dunque, il vero oggetto significativo tra i due è qualcosa che proviene dal reale e dall’esterno, con il quale l’artista deve fare i conti per poter dare senso al suo lavoro. In senso contemporaneo queste radici antiche suggerite dentro l’evidenza visiva del progetto di Francesco Di Bernardo, ci appaiono come un ritorno al problema formale essenziale di cosa sia spazio e cosa sia pittorico, ponendo l’accento ancora una volta sull’elemento cardine della diatriba secolare che è la luce. Nell’antico e nel moderno la luce definisce scene, storie, narrazioni, rappresentazioni e nella sottile texture del bassorilievo, le rivela in una primaria emergenza verso la realtà. Tale questione dell’effetto minimale della luce è stata già a lungo indagata nel contemporaneo ma come problema “primario”: non si intende evidenziare una rappresentazione, ma indagare gli elementi primari dell’espressione. L’atteggiamento di Di Bernardo è analogo: la luce e le forme non hanno intenzione alcuna di evidenziare la narrazione di qualcosa (scene, situazioni e concetti giustificati in altri contesti interpretativi) ma individuare gli elementi primari e sorgivi della realtà stessa. L’obiettivo è quello di analizzare, individuare, generare e definire questioni percettive primarie che non vengono date a partire da “concetti” ma acquisiscono la potenzialità di divenire concetti perché appartenenti al piano del “concreto”. I potenziali effetti metaforici, concettuali vengono mostrati nel loro primo apparire sulle sottili tensioni generati dai lievi spessori sul piano, attraverso la fasciatura delle tele elastiche tese al di sopra di piccoli ed essenziali elementi solidi e geometrici.

Non pensiate sia la solita elucubrazione del delirio del critico in crisi di idee: il progetto di Di Bernardo è di tipo analitico ed ermeneutico, ben legato (più o meno consapevolmente) a ricerche formali e concettuali della recente vicenda artistica internazionale. L’artista si chiede riguardo (e cerca di studiare) gli effetti luminosi e cromatici di elementi poveri e basilari: egli cerca, in pratica la poesia minimale, la sfumatura suggestiva che esiste nel “poco”, nel piccolo, giocando tra luce forma e colore. E come se nella ricerca formale Di Bernardo si rimettessero insieme certe composite suggestioni di ricerche recenti, tanto pittoriche che scultoree: il minimalismo della recente storia dell’arte contemporanea inseguiva ed indagava, a volte in modo retorico, a volte con la stessa capacità d’incanto e di stupore gli stessi effetti che notiamo in questi lavori di Di Bernardo: mi vengono in mente Judd, Andre, Morris, Albers, l’astrattismo post-pittorico, così come il formalismo acromatico della ricerca “gestaltica” o “optical” di Castellani, Uecker, Agnetti, Lo Savio, Alviani o del più recente Pietrosanti. Insomma questo lavoro ci appare una indagine appassionata sui fondamenti dell’espressione: colore + luce + forme, una “ripartenza” cosciente dal “grado zero” dell’espressione, uno studio sulla piccola variante, una presa di possesso di una serie di piccoli strumenti poetici estremamente reali e concreti, non “rappresentati”, non giustificati dai concetti. Ma anche se essi sono poveri e/o piccoli, e ciascuno di essi di per sé non ha potenzialità significativa o di rappresentazione, (piccoli legni, tela e luci), Di Bernardo scopre invece le possibilità infinite delle suggestioni che offre la loro interazione, il gioco tra loro. Sarebbe come dire: ogni cosa senza l’altra è piccola e insensata, ogni cosa insieme all’altra genera percezioni e intuizioni. Quella di Di Bernardo è dunque, a mio modesto giudizio, una ricerca sottile, piena di stupori, di intelligenza sulle interazioni fondamentali, sulle variabili generate dalle relazioni possibili: ciò fa si che tutto siano questi “pezzi” fuorché statici; ogni cosa è in leggera ma evidente tensione di equilibri, è tutto potenzialmente mutevole, anche solo girando diversamente il pezzo, anche solo se un attimo si lacerasse il velo della superfice che comprime e nasconde. Dunque, non rappresentazione ma indagine, non definizione ma ricerca di possibilità, come è nell’intimo di qualsiasi autentica e sincera ricerca espressiva della contemporaneità.

LOCANDINA
PIEGHEVOLE




Francesco Di Bernardo | Stefano Donatello | Alessandro Rietti | Francesco Toppeta
LA NOTTE IN BIANCO
Sabato 11 agosto 2012

LOCANDINA











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